Chiese delle frazioni

Chiesa parrocchiale dell’Assunta. Casinalbo

Edificata sull’area di una terramara, la chiesa di Casinalbo dedicata a Santa Maria Assunta fu completamente ristrutturata nel 1521. Seguirono nel corso dei secoli successivi rifacimenti e ristrutturazioni.

Da segnalare all’interno delle chiesa, la metà superiore di una pala d’altare raffigurante San Geminiano sorretto dagli Angeli, che, prima di essere tagliata orizzontalmente, raffigurava il Santo nell’atto di sporgersi sulla città di Modena. La figura di San Geminiano apprezzabile per la qualità pittorica è attribuita all’attività matura del pittore modenese Francesco Stringa (1635-1709), la cui produzione si rivolge alla grande tradizione pittorica emiliana (i Carracci, Guercino, Lanfranco).

 

 CASINALBO

 

Chiesa di San Giacomo. Colombaro

La parrocchiale di San Giacomo costituisce uno dei più antichi monumenti del territorio formiginese. Ad una sola navata, affiancata dal campanile settecentesco, è stata riportata al suo aspetto romanico. Dell’antico edificio restano il paramento lapideo esterno in conci squadrati di arenaria e una piccola bifora visibile tra la chiesa e la canonica. La facciata fu completamente rifatta in occasione di un restauro nel 1963.

La storia della frazione di Colombaro è legata alla fondazione della pieve matildica di San Giacomo, ricordata in un documento del 1127. Il complesso religioso comprendeva, oltre alla chiesa e al convento, anche un ospizio per il ricovero dei pellegrini, citato nei documenti già nel 1162.

Probabilmente il luogo, per la sua collocazione geografica e per il titolo di San Giacomo che richiama quello più famoso di “Compostella” (ora Santiago de Compostela), era una tappa delle strade medievali percorse dai pellegrini verso Roma e Gerusalemme. Oggi la pieve di Colombaro fa parte di Transromanica, uno dei grandi itinerari culturali d’Europa.

 

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Chiesa di San Martino. Corlo

La chiesa dedicata a San Martino di Tours è ricordata tra le chiese soggette alla cattedrale di Modena in una bolla papale del 1181.

L’edificio attuale con l’annesso campanile si devono al progetto dell’architetto ducale Giuseppe Maria Soli, che vi lavorò tra il 1799 ed il 1824. L’interno della chiesa è a tre navate con altrettanti altari. Sull’altare di sinistra è collocata una tela raffigurante S. Martino e il povero, dipinta dal pittore Domenico Baroni nel 1843.

Verso la metà dell’Ottocento, erano presenti all’interno della chiesa anche due tele del pittore modenese Luigi Manzini. L’immagine della Madonna della Neve proviene, secondo la tradizione, da un’antica edicola trasformata nella seconda metà del Seicento in cappella, successivamente ampliata in oratorio, ed infine in chiesa. L’organo settecentesco è attribuito ad Agostino Traeri.

 

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Chiesa della Natività della Vergine. Magreta

La parrocchiale è strettamente legata alle origini dell’abitato di Magreta, caratterizzato da un antico castrum, che nel XIII secolo il Comune di Modena decise di rafforzare a difesa dell’uso delle acque del fiume Secchia, contro il rivale Comune di Reggio Emilia, a seguito della sconfitta subita nei pressi del ponte di Sanguineto, sul canale di Corlo.

Grazie ad un affresco dipinto alla fine del Cinquecento nella Sala delle Vedute del Castello di Spezzano, in cui sono raffigurati tutti i feudi di Marco Pio signore di Sassuolo, e ad una mappa del 1779, è possibile immaginare quale fosse l’aspetto del castello, della chiesa e del borgo di Magreta.

A seguito dei lavori di ristrutturazione del complesso, sono emersi i resti del castello, che si credeva scomparso. Nelle strutture della chiesa di Magreta, risalenti all’inizio dell’Ottocento, è ancora visibile la facciata dell’antica chiesa di S. Maria in Castello.

Di particolare rilevanza è la tela della Crocifissione attribuita a Francesco Madonnina (1560 ca.-1591) o al sassolese Domenico Carnevali (1524 ca.-1579).

 

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Foto: Pieve di Colombaro

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